BRESCIAOGGI, 9 DICEMBRE 2008
Le scuole alla Gelmini: «Modifica la legge»

Mariastella Gelmini si appresta a varare i regolamenti attuativi della legge 169 di riforma della scuola. Ma oggi, prima di farlo, riceverà una lettera firmata da 24 assemblee dei circoli didattici e dei consigli d’istituto di Brescia e provincia, che le chiedono di utilizzare i regolamenti per «modificare profondamente la legge» ed evitare di «scaricare sulle famiglie la necessità di risparmiare sulle spese dello Stato». Una buona fetta della scuola bresciana ha preso carta e penna per dire al ministro dell’Istruzione che la sua riforma «è solo un’applicazione dei tagli richiesti dalla legge 133» Finanziaria. E i firmatari « sarebbero molti di più se il tempo non stringesse», dice Monica Greppi, presidente dell’XI Circolo di Brescia che ha preso l’iniziativa. Nell’elenco delle adesioni ci sono sei circoli didattici della città, e altri di grossi centri come Orzinuovi, Montichiari, Leno, Gussago, Salò, Manerbio. Ci sono consigli delle medie e degli istituti comprensivi cittadini e di Adro, Rezzato, Coccaglio, Borno, Concesio, Nave. Nel documento approvato in molti casi all’unanimità tutti si dicono perplessi per «un provvedimento che non rappresenta un miglioramento della scuola, e che scardina l’impianto della primaria, ridu­ce il tempo scuola anche di infanzia e secondaria, taglia l’organico degli insegnanti».
Ricordano al ministro che le leggi del tempo pieno, dei moduli didattici e del prolungamento d’orario fino a 30 ore «erano una risposta alle profonde trasformazioni del Paese, si fondavano su processi di innovazione lungamente sperimentati e accompagnavano o anticipavano provvedimenti legislativi». Nei fatti, « vent’anni di storia della scuola hanno portato all’attuale ordinamento ‑ scrivono le scuole bresciane ‑ e altri vent’anni ne hanno consolidato la pratica».
Le leggi che sono seguite hanno portato alla pluralità dei docenti« a garanzia di una professionalità meno generica», alla valorizzazione delle discipline, a un modello culturale pluralista, alla corresponsabilità educativa e didattica, al confronto professionale sugli interventi individualizzati ‑ elenca la lettera ‑, a tempi di programmazione entro l’orario cattedra, alla valutazione collegiale delle competenze degli alunni, all’aumento del tempo scuola per poter svolgere laboratori e rispettare i diversi tempi di apprendimento. Tutto ciò, in sostanza, ha portato a «un’idea di scuola come laboratorio di integrazione sociale e di cittadinanza, luogo di apprendimento oltre che di formazione per tutti e per ciascuno». E in questo quadro sottolineano «l’eccellenza della scuola bresciana», che ha «sopperito alla carenza di tempo pieno fortemente richiesto dalle famiglie con il tempo modulare e prolungato su settimana corta». Le 24 assemblee dei consigli di circolo e d’istituto ricordano pure che i moduli (3 docenti su 2 classi) adottati a livello regionale «costituiscono già economia di risorse rispetto al tempo pieno che prevede due docenti per classe». E pur sapendo le difficoltà finanziarie del presente, ritengono che «ridurre il tempo scuola e tornare al maestro unico insieme all’aumento degli alunni per classe impoverisca l’azione formativa, penalizzi gli alunni con problemi di apprendimento, metta in difficoltà le famiglie, comprometta la coesione sociale».
A dirla tutta, poi, la conciliazione dei tempi di lavoro con là cura dei figli richiede un’organizzazione scolastica con attività formative pomeridiane ‑sottolineano ‑, e poiché le scuole «non hanno fondi per accollarsi questi costi», perdere il tempo pieno «significa proporre una scuola dell’intrattenimento dove parcheggiare i figli mentre i genitori lavorano, con costi interamente a carico delle famiglie». Da tutto ciò, l’auspicio che la legge «possa essere profondamente modificata attraverso i regolamenti attuativi, e che si apra un confronto per la necessaria revisione».

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Lettera aperta alla Ministra Gelmini (21 KB)

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