nov 21st, 2008
Lettera pubblicata sul Bresciaoggi
Mercoledì 19 novembre
tratto dalla rubrica “Lettere” del Bresciaoggi
Così la scuola perde qualità
Egregio direttore, intendo replicare alla lettera del signor Rodingo Sincinelli (“Sì al decreto Gelmini”) pubblicata il 12 novembre, innanzi tutto ricordando che da parecchi anni i dati Ocse costantemente confermano che la scuola dell’infanzia e la scuola primaria italiane sono tra le prime cinque migliori al mondo. L’attuale riforma della scuola inciderà pesantemente sulla qualità dell’istruzione primaria, facendoci perdere questa rara eccellenza italiana riconosciutaci a livello mondiale. E tutto ció per reperire risorse da destinare ad altri progetti o campi considerati piú «produttivi».
Passiamo alla questione dell’insegnante «unico». Ai nostri tempi la maestra insegnava 5 materie in 24 ore; la riforma avrà come effetto che all’insegnante saranno affidate (oltre che classi piú numerose delle attuali) ben 9 materie, esclusa la lingua straniera, il cui insegnamento a regime verrà comunque affidato all’insegnante di classe opportunamente specializzato, e formato in 150/200 ore. Oltre a ciò, ai nostri tempi non esistevano le problematiche connesse alla presenza di alunni stranieri.
Questione del tempo scuola» eventualmente richiesto dalle famiglie (che é cosa ben diversa dal «tempo pieno» durante il quale é effettuata una reale attività didattica): la riforma non è in grado di garantirlo, perchè tutto dipende dalla disponibilitá del maestro (unico) di effettuare ore straordinarie, dai fondi degli istituti e da quelli dei Comuni (e di questi tempi…). Altro che ampliamemto del tempo «tempo scuola» predicato dal premier!
Ulteriore annotazione: i numeri di fonte Ocse relativi al rapporto numerico tra insegnanti e bambini nella scuola primaria evidenziano come, a fronte di una media nei Paesi Ocse di 1 insegnante ogni 16 bambini, in Italia il rapporto é di 1 a 10,7. Quello che il rapporto Ocse non dice, e che i favorevoli all’introduzione del maestro unico tacciono, é che ad elevare in Italia il rapporto insegnanti/studenti sono alcuni fattori, senza i quali saremmo perfettamente in linea con la media dei Paesi Ocse: - la scelta fatta anni fa, solo in Italia, di ammettere gli studenti handicappati a frequentare la normale scuola dell’obbligo, con la conseguente immissione degli insegnati di sostegno nel corpo-insegnanti, mentre ovunque in Europa tali insegnanti appartengono al sistema sanitario o a quello del welfare, e non a quello scolastico; - la presenza, anch’essa un unicum italiano, di insegnanti di religione nella scuola pubblica, retribuiti dallo Stato, insegnanti che, guarda caso, non vengono sfiorati dalla «riforma Gelmini».
Mi fermo qui, per motivi di spazio, benché gli argomenti contrari a questa «riforma» siano numerosissimi.
Emanuele Formosa